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Archive for the ‘Illiterate Italian Ramblings’ Category

WHOSE JOB?

This is a story about four people named Everybody, Somebody, Anybody and Nobody. There was an important job to be done and Everybody was sure that Somebody would do it. Anybody could have done it but Nobody did it.

Somebody got angry about that, because it was Everybody’s job. Everybody thought that Anybody could do it, but Nobody realised that Everybody wouldn’t do it. It ended up that Everybody blamed Somebody when Nobody did what Anybody could have done!

A CHI TOCCA QUESTO LAVORO?

Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno.
C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Chiunque lo avrebbe potuto fare, ma invece Nessuno l’ha fatto.

Qualcuno si è incollerito, perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno ha pensato che Chiunque lo avrebbe potuto fare, ma Nessuno ha capito che Ognuno lo farebbe. È andata a finire che Ognuno ha incolpato Qualcuno quando Nessuno fece ciò che Chiunque avrebbe potuto fare!

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Sogno

SOGNO

Sono su un’isola tropicale, su una duna di sabbia.  È un bellissimo giorno.  Il sole splende, il cielo è così azzurro, con solo alcune piccole nuvole bianche.  Sull’orizzonte, il mare riflette il blu del cielo, sebbene più vicino della spiaggia sia un bell’acquamarino.  La sabbia è bianca pura.  Ci sono alcune palme sulla spiaggia.  Tutto è perfettamente tranquillo, calmo; il solo rumore è il suono malinconico dei gabbiani.

Alla mia sinistra ci sono alcuni scalini che si portano giù alla spiaggia, in totale dieci scalini.  Io vado agli scalini e scendo lentamente, perché non c’è nessuna fretta.  Poi io attraverso la spiaggia, i miei piedi sprofondano un po’ nella sabbia.  Mi sento il calore della sabbia finché non sono al margine del mare.  Qui la sabbia è più fredda e posso sentirmi le onde come turbinano attorno alle mie caviglie.  Sto in piedi un lungo momento, come guardo al mare.  Riesco a vedere le vele dei panfili contro l’orizzonte, solo due o tre.  Sembra come io sia la sola persona nel mondo.  Le piccole onde turbinano ancora attorno alle mie caviglie.  Non mi sono mai sentito una tale pace.  È come un paradiso.  Potrei rimanere qui tutta la vita, non c’è niente che mi mancarebbe.  Oppure, perlomeno, è come sembra!

Le palme sono solo a quattro passi da me e io noto che c’è un’amaca che appende in mezzo a due di loro.  Cammino all’amaca e mi stendo in essa.  Sarebbe bello dormire un po’, qui in questo paradiso, con nient’altro a disturbarmi.  Nessuno può prendermi contatto qui, nessuno sa che sono qui, nessuno in tutto il mondo.  Sono solo……….

«Pietro, Pietro, ecco il tuo tè.  Pietro, vieni, svegli.  Ecco il tuo tè.»

«Che?  Che cos’è?  Ciao, cara.  Grazie per il tè.  O, Dio mio, che sogno!  Tutto era solo un sogno?  Non ci credo, sembrava così vero, così bello.  Solo un sogno.»

La questione è, però, è stato un sogno o no?

Peter Head

Maggio 2003

Rev: Agosto 2010

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PENSIERI VAGANTI SULLA VITA MOLTO COMUNE DI UN RAGAZZINO

E che vita!  È stata molto difficile negli anni recenti, con mia moglie che soffre di sclerosi multipla (una forma progressiva, per cui non c’è nessuna cura) e la scomparsa di mia madre che soffriva di demenza senile per un numero degli anni.  Ogni tanto è sembrato come se la mia vita si fosse capovolta.  Era così diversa, spensierata, la vita quando ero giovane … e ciò che sto scrivendo qui proprio della mia infanzia, all’età di dodici anni.

Sono nato nel marzo del 1947, della generazione che gli americani chiamano ‘boomers’.  Quando ero un po’ più grande, miamadre mi disse che dovettero portarmi all’ospedale, perché ero diventato cianotico, e l’ostetrica disse alla Mamma che sarebbe stata molto fortunata se mi avesse visto di nuovo.  Non posso pensare a niente di più crudele da dire allora.  Ma, non sono morto, a meno che non sia qualcun’ altro che sta scrivendo questo!  Chissà…



La mia è stata una casa che era sempre piena.  Non c’erano solo i miei, ma anche i nonni materni e mia cugina Marion, che è sempre stata più di una grande sorella. Perché Marion viveva con noi?  Be’, è un’altra storia.

Ciò che io so di quei primi anni era che ero molto contento. Certo, ho un fratello ma lui non è venuto al mondo fino a quando non avevo dodici anni, e quest’articolo è della vita prima di questo evento.  Mi piaceva molto leggere, e sapevo come farlo e anche scrivere prima di andare a scuola.  La scuola elementare era solo a circa duecento metri dalla casa, e ricordo bene che ascoltavo il cricket alla radio fino all’una e mezzo, quando le lezioni del pomeriggio cominciavano.  Poi correvo come un pazzo lungo la strada. Gli insegnanti erano molto comprensivi; sapevano la ragione!  Parlerò della  scuola più tardi.

Mi piaceva anche ascoltare il programma ‘The Goon Show’ (http://www.thegoonshow.net/).  Ovviamente ero troppo giovane per capire l’umorismo, che aveva un taglio molto anarchico.  Però, erano le voci che Peter Sellers e Spike Milligan usavano che mi hanno fatto ridere tantissimo (e lo fanno ancora quando ascolto ora il programma su BBC Radio7).  Sedevo con mio nonno, che anche lui trovava comico il programma, sebbene io non fossi sicuro che lui capiva l’umorismo .

Dal lato paterno, c’era un negozio di famiglia in città, un fruttivendolo ed una pescatoria che era stata aperta dal mio nonno paterno.  Quando ero giovane, papà non lavorava là.  Era ingegnere, prima per una società a Croydon, poi per una a Horsham.  Fu solo quando la compagnia a Horsham chiuse che papà tornò al negozio.  Fu sempre chiaro, però, che suo padre non era mai stato contento del fatto che papà non si era impegnato al negozio dopo aver lasciato scuola.  Nonno era un uomo enorme con un pessimo carattere, e avevo molta paura di lui – e dei suoi cani, due Chow, che nonno teneva in una gabbia.   Non ho mai incontrato tali cani da allora; erano molto sgradevoli, come il loro proprietario.

Come ho detto, papà era ingegnere, ed era molto bravo nei lavori manuali.  Mio nonno materno era un fabbro ferraio.  Nonno non era un grande uomo; in effetti, lui era un po’ piccolo, ma aveva una forza duttile.  Quindi, anche lui era molto bravo nei lavori manuali.  Ci sono volte persino ora che mi sembra di poter sentire l’odore della forgia dove nonno lavorava tutti quegli anni fa, fino all’età di ottant’anni – sì, è vero.  Però, era chiaro che a lui mancava mia nonna, e fu solo un anno dopo la sua morte che anche nonno morì.  Nonno amava il suo lavoro immensamente, ed era come un hobby per lui. Quindi, quando ha smesso di lavorare la sua vita non aveva  molto significato, nonostante che la sua famiglia fosse con lui.  Perdere sua moglie e smettere di lavorare fu troppo per lui.  L’ho amato moltissimo, non solo come nonno ma anche come ottimo amico.  Veramente, nonno era una persona totalmente fantastica.

In ogni modo, quando avevo tre anni, papà e nonno decisero di costruire una roulotte.  Li ho aiutati!  Ricordo bene che c’era una foto di me che stavo in piedi sul telaio, con il mio piccolo martello di plastica, e indossavo un cappello di paglia! Purtroppo, non sono mai riuscito a trovare la foto – centinaia delle altre ma non questa.

Alla fine, nel 1950, portammo la roulotte a Selsey, un paese a dieci miglia a sud di Chichester.  C’era un campeggio lì, e ci siamo andati ogni estate fino a quando avevo dodici anni.  Portavamo la roulotte a Selsey nella primavera, e la riportavamo a casa nell’autunno.  La prima volta, come Marion mi hadetto, la roulotte non era completata!  Penso di avere dormito sul tavolo, che era abbassato al livello delle sedie, e gli adulti hanno dormito su della paglia – non ci sono stati letti quell’anno!!  Marion ha dormito con la testa in un armadio!  Non chiedetemi perché!!  Che divertimento!!  Però, sembrava completamente naturale in quei giorni. I fascisti dell’Health & Safety avrebbero avuto un colpo apoplettico se avessimo tentato di farlo ora!  Riesco anche a ricordare chiaramente un giorno quando c’era una grande tempesta.  È piovuto a catinelle e c’era un vento fortissimo, ma ancora, nella roulotte, che scuoteva più di un po’, mi sentivo totalmente sicuro mentre guardavo la tempesta.

Selsey divenne una seconda casa, per la famiglia ma specialmente per me.  Potevo camminare da solo intorno al campeggio e al paese, senza nessuna paura.  Ogni tanto, la sorella della mia mamma, la mia cara zia Joan, veniva con suo marito, Eric, e la loro figlia, mia cugina Wendy, e abbiamo passato molte ore felicissime a giocare sulla spiaggia. Sembrava un mondo totalmente diverso da quello in cui viviamo ora, e credo fermamente che sia un grandissimo peccato, qualcosa che non riflette bene il modo nel quale viviamo la vita ora. Mi chiedo: abbiamo veramente fatto progresso?  Mi chiedo, inoltre, quanto sia grande l’impatto che sulle nostre vite ha avuto il potere di un fascismo politicamente corretto. Si potrebbe affermare che le due questioni sono interconnesse.

Io ricordo che la nostra famiglia aveva fatto amicizia con una signora di Horsham e qualche volta io e Mamma andavamo a Selsey e rimanevamo con la signora Scott nella sua roulotte.  Andavamo in spiaggia a giocare a cricket, o a costruire i castelli di sabbia.  Ricordo una volta quando ho saputo che il resto della famiglia stava venendo a Selsey e quindi ho deciso di andargli incontro.  Non sono sicuro quanti anni avevo al tempo, forse solo otto o nove forse più piccolo.

Questo ha voluto dire che dovevo camminare fuori del campeggio, lungo un tratto non asfaltato, prima di arrivare sulla strada che si porta al paese.  Dopo pochi minuti sono arrivato a un campo, dove c’era un sentiero che porta alla High Street.  Io ricordo che dovevo decidere di correre per il sentiero o di rimanere sulla strada.  Se fossi andato per il sentiero, c’era la possibilità che non avrei trovato la macchina, ma poi, se avessi corso rapidamente, forse sarei stato fortunato.  Quindi ho corso come il vento per il sentiero, poi ho continuato a camminare lungo la strada fuori del paese.  Quando sono arrivato ad un ponte, che attraversava un ruscello, mi sono fermato.  Forse ero un po’ stanco, ma ho aspettato lì la macchina che portava papà e i miei nonni.  Dopo qualche tempo, mamma mi ha trovato; avevo dimenticato di dirle ciò che avevo intenzione di fare!  Fortunatamente, mamma non era troppo arrabbiata, e abbiamo aspettato insieme la famiglia.  Dopo un po’ la macchina è arrivata, e tutti noi siamo andati al campeggio.

C’era un’altra volta che ricordo molto bene. A papà e nonno piaceva pescare, particolarmente quando il mare era un po’ brutto, quello che in inglese chiamiamo ‘a bass sea’.  Questo è perché le spigole possono essere numerose in tali mari.  In ogni modo, questa volta, papà scoprì un pesce sulla sabbia.  Era morto, ed era anche grande!  Quindi Papà la prese, la legò con lo spago e poi mi disse di portarlo alla roulotte. Ascoltate, lil pesce era quasi grande quanto me!  In ogni modo, feci come Papà mi aveva detto.  Questo ha voluto dire che dovevo arrampicarmi su un grande ammasso dei ciottoli, che c’è ancora oggi, e che serve da difesa contro il mare.

Dunque, ho portato il pesce sopra l’ammasso dei ciottoli e sono arrivato alla roulotte.  Mamma diede uno sguardo al pesce  e mi chiese:

– Dove l’hai trovato?

– Papà l’ha trovato sulla spiaggia.

– Be’, riportarglielo.

Quindi, riportai il pesce sopra l’ammasso dei ciottoli.  Posso dirvi che non ero mica contento!  Più tardi, Papà portò il pesce alla roulotte e spiegò a Mamma quello che era accaduto.  Tutto andò bene!  Se solo ci fosse una foto…

Questo periodo della mia vita finì quando avevo dodici anni. Il campeggio fu venduto e ora ci sono le roulotte ovunque.  La gente lo chiama il progresso.  Penso di no!!  Era una vergogna, ma ha voluto dire che potevamo trovare altri luoghi per le vacanze  future.

Non ho parlato di mia nonna materna.  Come quasi tutte le nonne inglesi, era chiamata Nan.  Per dire la veritànon mi sentivo lo stesso verso di lei come verso mio nonno.  Non era davvero colpa sua.  Lei non godeva di ottima salute, e aveva parecchi problemi.  Come conseguenza, non aveva molto pazienza, e spesso criticava ciò che facevo.  Era persino peggio con mio fratello, che non sembrava mai fare niente di giusto, il che non mi piaceva.  Sono sicuro che miei genitori si sentivano allo stesso modo.  Detto tutto questo, però, nonna aveva un umorismo malizioso.  Era in quelle occasioni che i suoi occhi luccicavano, occhi che erano neri come il carbone!   I miei nonni erano una coppia curiosa.  Nonno era un po’ piccolo, mentre nonna era un po’ più grande, ed a loro modo erano molto diversi.  Nonna morì quando avevo poco più di vent’anni, e sebbene non le avessi voluto bene tanto quanto a mio nonno, fui tristissimo quando lei morì, tanto da essere incapace di non andare al funerale.  È stata la mia prima esperienza di morte in famiglia, e ho trovato la situazione molto difficile, molto traumatica, come successe l’anno dopo quando anche nonno morì.

La sola nuvola nera durante la mia infanzia fu un incidente, che accadde quando avevo otto anni.  Ero amico di un altro ragazzo che abitava dall’altra parte della strada.  Suo padre avevo fatto alcune spade per noi e quel sabato quando mi vide Julian mi chiese se ne volessi una.  Certo!!  Iniziai ad attraversare la strada ma, nell’eccitazione dell’occasione, dimenticai la codice della strada. ‘BANG’!  L’ultima cosa che riesco a ricordare era che sedevo sul marciapiede.  Ricordo che c’erano tre persone, due adulti e una ragazza, che era nella stessa classe a scuola.  Si erano appena mossi, e tutto è accaduto così rapidamente.  Ero molto confuso.  Be’, miei genitori mi portarono all’ospedale, dove i dottori mi curarono.  Non andai a scuola per due settimane, ma non fu molto tempo dopo l’incidente che cominciai ad avere gli attacchi. I dottori hanno scoprirono che soffrivo di epilessia, e persino ora devo prendere della medicina.  Non è un problema, però, e continuo a vivere una vita molto normale.  O sì, dimenticavo di dirvi che un po’ di tempo dopo l’incidente camminavo all’indietro (non chiedetemi perché!!) e mi scontrai con un cancello!!  Il bernoccolo sulla testa si aprì completamente.  Che casino!!

Sono sempre stato un grande tifoso di cricket e lo giocavamo sulla spiaggia a Selsey – la sabbia era abbastanza solida.  Il mioamore per il cricket è cominciato quando avevo otto anni e sono stato un grandissimo tifoso di questo bellissimo sport fin da quel giorno.  Era uno sport che ho giocato tra i tredici ed i quarantanove anni e guardo ancora le partite internazionali in tv.  Come faccio a sapere che avevo otto anni?  Be’, mia madre ha sempre tenuto tutti i miei libri di scuola.  Qualcosa che noi ragazzini dovevamo fare, era scrivere una sorta di diario, normalmente di ciò che era accaduto nella settimana precedente.  In un libro per il 1955, avevo scritto di una partita tra l’Inghilterra e il Sudafrica, e avevo incluso tutti i nomi della squadra inglese.  Sfortunatamente (come alcuni direbbero) il cricket divenne un’ossessione e come conseguenza la mia istruzione alla scuola secondaria ne soffrì.   Però, come Edith Piaf cantava, io non mi pento di niente.  Be’, lei cantava ‘je ne regrette rien’, ma è la stessa cosa!  Presumibilmente!

Ricordo bene che ogni estate, quando non rimanevamo per il fine settimana a Selsey, andavamo spesso a guidare in campagna, fermandoci in qualche luogo per fare una scampagnata.  Poi, mentre tornavamo a casa, ci fermavamo a Wisborough Green o Broadbridge Heath (due paesi in West Sussex) dove guardavamo il cricket.  Dopo che le partite erano finite giocavamo la nostra partita.  Che gioia innocente!!

Prima, vi ho parlato di scuola.  Fui molto fortunato perché sapevo leggere e scrivere prima di andare ascuola.  Ha voluto dire che ero più avanti di molti altri ragazzini, sebbene ce ne fossero alcuni che erano bravi come me e altri che erano meglio (spero di non sembrare troppo arrogante).  Recentemente, ho letto un articolo nel Daily Telegraph che ha riportato che oggi quattro studenti su cinque (80%!) cominciano la scuola secondaria senza avere le basi accademiche.   Ovviamente, in quei giorni, i metodi di insegnamento erano totalmente diversi da come sono le cose oggi, ed è un fatto che imparavamo le cose a memoria.  Ma, erano metodi didattici che hanno funzionato bene nel tempo, mentre si deve chiedere se i metodi moderni raggiungano gli stessi risultati.  Quando è arrivato il momento di superare l’esame che avrebbe deciso a che scuola secondaria noi studenti saremmo andati, gli insegnanti erano sicuri che avrei fatto abbastanza bene da andare a Christ’s Hospital, la scuola privata vicino a Horsham.  Però, ciò non è accaduto – ho sempre avuto orrore degli esami – e dovetti andare a Collyers, il liceo di Horsham che fu fondato nel 1532.  Non parlerò del mio tempo lì, perché non solo non mi piaceva, ma anche perché è dopo i dodici anni, e così non riguarda questo racconto.

Io ricordo quegli anni con moltissimo affetto.  C’era un’innocenza che è sparita e che non esiste ora.  Credo che sia un grandissimo peccato.  La gente dice che il mondo sia un posto migliore ora che era nel passato.  Be’, in qualche modo io sono d’accordo, quando si considera il progresso tecnologico; cose come i computer, i cellulari, Ipod, Ipad, MP3, molti-canali tv, i CD e i DVD, e molte altre cose.  Però, la vita è più di tutto questo. Siamo più materialisti e sembriamo non apprezzare il piacere che le cose semplici nella vita possono portare.  Il comportamento di tanta gente, principalmente i tifosi di calcio, spesso mi fa vergognare di essere inglese e lo trovo molto triste perché è diventato un comportamento endemico, radicato, difficile da cambiare in poco tempo. Non capitemi male, però; sono ben contento della la vita, malgrado quello che abbia detto nella mia introduzione. In realtà ho molto di cui essere grato alla vita, fosse solo per il fatto di avere Maggie.

PETER HEAD

December 2006

Emendato: 7 agosto 2010

PS: Forse dovrei dare una spiegazione della frase “cianotico”, oppure ‘blue baby’, come era saputa in inglese.  Ecco una definizione da un dizionario medicale on-line:

Un bambino che è nato con la cianosi come conseguenza di un difetto congenitale cardiaco oppure polmonare che causa l’ossigenazione inadeguata del sangue.

Non sono sicuro se un tale problema sia molto prevalente ora, con i miglioramenti enormi che ci sono stati negli ultimi sessant’anni.  Certamente, soprattutto alla nascita i bambini rischiano di diventare cianotici, per freddo o mancanza di ossigeno.

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UN AMORE PER LA MUSICA

La musica è stata una parte importante nella vita, almeno da quando avevo tredici anni.  Prima di quello, non posso ricordare nessun musica nella casa.  Però, quando avevo tredici anni, ho cominciato ad ascoltare la radio.  Al quel tempo c’era un canale chiamato Radio Luxembourg.  Era un canale commerciale dove i DJ suonavano la musica popolare, mentre sulla BBC si poteva ascoltare la musica per i nonni!  Non esattamente la mia tazza di tè preferita.

Ascolterei Radio Luxembourg a letto mentre leggevo un libro.  Una sera ho sentito una canzone che ha avuto su di me un impatto molto emotivo.  La canzone si è chiamata Hide Nor Hair, e il cantatore era Ray Charles.  Persino ora sono ancora un gran tifoso di Brother Ray – Il Genio.  C’era qualcosa della sua voce che ha sempre toccato il cuore e l’anima.  Sebbene lui sia morto nel 2003, Ray rimane un artista iconico, unico.  Era l’ispirazione per tanti artisti, ad esempio Stevie Wonder, Eric Clapton, Van Morrison, i Beatles, tra molti altri.

Mentre la sua musica era basata sul jazz, c’era anche una fusione del blues e del gospel che ha fatto Ray il padre della musica soul.  Senza di lui, è molto probabile che non possano essere stati artisti come Sam Cooke, James Brown, Otis Redding e moltissimi altri.  Molto certamente, non ci sarebbe mai stata l’esplosione della musica R&B negli anni sessanta.

Quando i miei genitori mi hanno dato un giradischi, ho cominciato di comprare i dischi, e uno dei primi che ho comprato è stato ‘I Can’t Stop Loving You’.  Questa canzone rimane una delle mie favorite, con la voce di Ray, il coro, l’orchestra, che insieme, secondo me, fare una registrazione senza paragone.

Però, sebbene mi piaccia molto la sua musica, ho sempre preferito quella che lui ha registrato durante gli anni cinquanta, perlomeno da circa 1954 quando Mess Around era distribuito.   Prima di questo, Ray aveva lottato di trovare la sua vera identità, perché lui suonò troppo come Nat Cole e Charles Brown.  Con Mess Around, Ray aveva trovato la sua vera voce e i prossimi anni sono stati il suo periodo migliore, quando era moltissimo creativo.  Certo, non c’è nessun dubbio che, a un grado, la creatività era il risultato della eroina e dopo si è sottoposto la crisi di tossicodipendente non era mai così creativo.  Però il nuovo ‘pulito’ Ray Charles è diventato un’icona nazionale e internazionale.  Ascolto ancora la sua musica, e cinquant’anni dopo l’ho ascoltato la prima volta mi sento tanto le stesse emozioni.  Mi manca lui ora, ma grazie a Dio ha lasciato un sacco dei canti fantastici.

Come conseguenza del mio amore per la musica di Ray Charles, sono diventato un amante del jazz (Dave Brubeck, MJQ, Jacques Loussier, Oscar Peterson, tra altri), del blues (particolarmente Muddy Waters, Sonny Boy Williamson (non è un website ufficiale, ma quello di un gran tifoso di Sonny Boy), Howling Wolf), del R&B, del soul.  Gli anni sessanta erano il tempo quando la musica soul era nei tempi d’oro.  Ciò che passa per tale musica ora mi lascia freddo.  Secondo me, non c’è nessun mica passione.

Più tardi, ho scoperto la musica country, sebbene sia parso che tutte le donne sembravano le stesse, con i capelli biondi, spesso come un alveare!  A dichiarare la verità, alcune anche suonano lo stesso.  Ma, c’è qualcosa della musica country che mi è sempre piaciuto.  Forse è perché gli artisti cantano della vita e i problemi che tutti noi incontriamo, com’è il caso con il blues.  Ci sono i cantanti come Willie Nelson e Johnny Cash, con voci che sono così ricci e caldi.  Infatti, ho ascoltare di più Johnny Cash negli anni recente; Maggie mi ha comprato un CD per il mio compleanno due anni fa.  Il CD riflette la carriera di JC, e include canzoni dagli anni cinquanta e sessanta, per esempio Ring of Fire e I Walk The Line, e dal tempo moderno con una delle ultime canzoni che lui ha registrato solo alcuni mesi prima di morì.  Non mi stanco mai di ascoltare la sua musica.  Aveva tanto sentimento.  Ma, allo stesso tempo c’è un buon umorismo, che era vero anche di Ray Charles.

Gli anni sessanta videro un’esplosione del talento nel Regno Unito.  Non ti annoierò con una grande lista!  Per me i migliori gruppi erano i Moody Blues e Procol Harum, che musicalmente erano più maturo di molti altri.  Erano i Moodies che hanno introdotto l’idea di un ‘concept album’, nel quale tutte le canzoni hanno esplorato lo stesso soggetto.  Secondo me, ‘On The Threshold of A Dream’ rimane uno delle miglior registrazioni mai!

Poi, nel luglio del 1990, ho guardato un programma in tv, la sera prima della finale della coppia mondiale in Italia.  Il programma era chiamato I Tre Teneri, con Placido Domingo, Jose Carreras e, d’accordo, Luciano Pavarotti.  Come ho guardato il programma mi sono chiesto perché non ho ascoltato questa musica di prima.  Non avevo mai realizzato come bellissime erano le arie di Verdi e Puccini e, com’era il caso per moltissimi altri, l’aria favorita era Nessun Dorma.

Di nuovo, avevo trovato un tipo di musica che ha toccato l’anima.  Non è possibile, almeno per me, apprezzare la musica che non trasmetta emozioni, altrimenti è semplicemente un rumore, una sorta di noioso sfondo sonoro.

Nel 2000, il nome di Andrea Bocelli era diventato noto in aumento.  Però, era solo per caso che ho guardato Una Notte in Toscana.  Non avevo sentito una tale voce.  Ecco un cantante che, non come gli altri, sembra a suo agio con sia la musica classica sia quella popolare.  Sono un gran tifoso di Andrea da quel tempo.  Penso che, delle tutte le canzoni che ha cantato, la mia favorita rimanga Il Mare Calmo Della Sera – ma domani potrebbe essere Canto Della Terra o Romanza o Sogno o…

Nel 2001, io e Maggie abbiamo celebrato il nostro venticinquesimo anniversario.  Mio fratello, Philip, ha saputo che mi è piaciuto Andrea e quindi ci ha comprato due biglietti per il primo concerto che ha fatto Andrea nell’UK, a Hyde Park.  Che sera!  Ovviamente lui ha cantato Con Te Partirò e molte altre canzone e arie classiche, ma l’aria che si è diventata una delle mie altre favorite, E Lucevan Le Stelle, era il clou.

Devo ammettere che trovo la musica moderna molto noiosa.  Certo, c’erano alcuni artisti che mi sono piaciuti, come la deliziosa Katie Melua.  Nei molti modi però, sono rimasto in un salto indietro nel tempo.  Sono un dinosauro!  E penso che rimarrò così.

Può sembrare strano che i miei due cantatori favoriti sono Ray Charles e Andrea Bocelli, tutti i due di cui hanno dovuto vivere con la cecità e sono venuti dagli sfondi molti diversi.  Tutti i due, però, hanno toccato il cuore, nei loro modi diversi.  Però, tale è la magica della musica, e perché ha avuto su di me un tale impatto.

Non posso immaginare mia vita senza musica, così è la sua importanza.  È strano, davvero.  Sono totalmente stonato, e quando tento di cantare, i cani e i gatti ululano e gli uccelli strillano e volano via.

PETER HEAD

21 aprile 2006

Rev: 12 gennaio 2009

Rev:  19 luglio 2010

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LA MIA CARA MAMMA

HILARY BRENDA HEAD – 1921 – 2009

Mia mamma, Brenda Head, è morta il 13 novembre 2009.  Aveva ottant’otto anni, ma per gli ultimi due di loro lei ha esistito in un altro mondo, in un universo parallelo, come il suo essere era consumato, distrutto totalmente dalla demenza senile.  La sua morte era davvero un conforto alla famiglia, perché con i giorni che passavano diventava sempre più afflitta e abbiamo visto svanire la persona che amavamo molto, alcuni di noi ovviamente per tutte le nostre vite.  Gli ultimi quindici mesi, in particolare, sono stati veramente difficili e ci sono state volte quando Maggie, mia moglie, ha espresso le sue inquietudini dell’impatto su di me che la situazione stava causando.

Durante questo periodo ho detto spesso: Io so che la persona che siede accanto di me è mia madre, ma la persona che era la mia mamma non c’era di più.  Più di nessun altro, perché l’ho voluta così bene, ho sinceramente augurato che andasse a riunirsi con Papà, in un posto migliore.  Vederla svanire davanti i miei proprio occhi era molto pensoso per me e per la famiglia.

Quando l’avevamo visitata il sabato prima della morte, Mamma si è lamentata di una pena nel suo petto, sebbene si aggrappasse il suo stomaco.  Era chiaro che lei non stava mica bene.  Sono tornato alla casa di cura il giovedì, e per caso ho incontrato il dottore.  Mi ha detto che Mamma stava soffrendo molto e lui le aveva prescritto alcune medicine.  Se la cura non abbia fatto effetto, dovrebbe considerare la possibilità di trasferirla in ospedale, qualcosa che non mi è piaciuto affatto, sapendo che Mamma non ci avrebbe mai lasciato.  Ovviamente il dottore non ha considerato che Mamma era vicina alla morte.

Il venerdì mattina, Jo, uno dei direttori della casa di riposo, mi ha telefonato per dirmi che Mamma aveva passato una notte comoda e sembrava che stesse un po’ meglio, che erano buone notizie.  Mi sono sentito un po’ più contento e mi occupai con le solite cose giornaliere.  Alle 4.30 nel pomeriggio, però, il telefono squillò.  Era Stella, assistente direttore che era anche la sorella di Jo.  Disse:

“Peter, mi dispiace, ma tua Mamma sta male.  Sta avendo molti problemi respiratori.  Mi dispiace, Peter…”  “Stella, parliamo di fine di vita?”  “Sì,” disse Stella.  “OK. Va bene, arrivo al più presto possibile.”

Maggie mi ha guardato e ha detto che non mi ha voluto guidare alla casa di cura me stesso.  Si sentiva che troverei troppo dolorosa la situazione e quindi ha telefonato il nostro cognato.  Mentre lo aspettavamo, però, il telefono squillò di nuovo; era Jo.

“Peter, mi dispiace molto, ma la tua Mamma è morta cinque minuti fa.  Era molto pacifico; è morta nel suo sonno.  Lei non soffriva nessuna pena.”

“Grazie, Jo. Sto aspettando mio cognato.  Saremo lì al più presto possibile.”

Mio cognato mi ha aspettato alla casa di riposo mentre sono andato di dare l’addio a Mamma. Jo e Stella mi hanno incontrato all’entrata della casa di riposo, entrambi mi hanno dato un forte abbraccio.  Le parole sono state difficili; tutto era così surreale.  Mi hanno portato nella camera dov’era Mamma.  Ho guardato la signora che mi ha messo al mondo, l’ha baciata sul suo fronte e dopo di che le lacrime mi sono sgorgate dagli occhi.   Stella ha trovato una sedia e Jo ha richiesto del tè, poi mi hanno lasciato con Mamma.

Cosa dire?  Cosa fare?  Volte come queste si tenta di pensare positivamente, e a cercare alcuni bei ricordi.  Come fu il caso quando Papà morì, però, lo trovavo impossibile; i ricordi recenti erano troppo forti e le emozioni erano opprimenti.  Poi, sono crollato completamente come la realizzazione della perdita della mia cara Mamma mi ha colpito.  Dopo un po’ mi sono ripreso, e io semplicemente sedevo, sentirmi un grande amore per la persona che ci giaceva, nel letto, una persona che avevo sempre voluto molto bene e che amerò sempre.  Finalmente, mi sono sentito che dovevo andare.  Ho detto un paio delle preghiere, mi ho chinato e ho baciato per l’ultima volta Mamma e le ho sussurrato dolcemente: Finche non ci incontreremo di nuovo.

Il funerale avvenne undici giorni dopo la morte.  Il prete dalla chiesa parrocchiale della zona di Horsham dove Mamma era vissuta per ottantaquattro anni ha condotto il funerale; mio fratello Philip ha parlato eloquentemente di Mamma, della persona che noi due abbiamo tanto amato, e una cugina, Marion, che noi fratelli riguardiamo come una ‘gran sorella’, ha letto una poesia chiamata God’s Garden.  Marion aveva sentito la poesia a un funerale al quale era stata la settimana precedente.  La poesia era assolutamente adatta nelle circostanze.

La forza delle emozioni che mi ha colpito alla morte di mia madre mi sorprendeva. Uno pensa che é preparato, particolarmente nelle circostanze che abbiamo dovuto contendere con una tale malattia lunga, quando uno è quasi in uno stato del dolore vivente.  Forse il fatto che sia Papà sia Mamma non fossero più con noi mi ha fatto un tale impatto, cosa che ho trovato molto difficile d’affrontare.

Veramente, la demenza è una delle malattie più crudeli.  Può privare una persona di tutta la dignità, quasi tutta la ragione, come in primo luogo la memoria breve a poco a poco va via, poi anche quella media sparisce, con il risultato che l’individuale si trova in una seconda infanzia, senile, non riconosce niente o nessuno.  Nessuno si merita una tale fine di vita.  Quando penso di Mamma come una signora così vivace, persino nei suoi sessanta e settanta, mi sento molto arrabbiato perché la demenza le ha rubato da noi, lasciandoci un vuoto enorme e un profondo dolore. Ho tanta amarezza e collera in me, non tanto per quanto riguarda la malattia, ma per altre cose, che spiegherò alla fine di questo brano.

Ora, però, i bei ricordi hanno cominciato ad asserirsi.  A Mamma è sempre piaciuta fare i cruciverba, gli anagrammi, altri giochi di parole. Lei aveva anche un grandissimo senso d’umorismo, e ricordo bene tutte le volte quando qualcosa era stato detto o fatto, e ci guardavamo e poi scoppiavamo a ridere con un abbandono quasi infantile, cosa che Papà (tra altri) pensava che fosse veramente stupidissimo!

Mamma era nata l’undici settembre, 1921. Suo padre faceva il ferraio, e sua madre come le usanze di allora, era casalinga.  Hanno avuto due figlie (Mamma e sua sorella, la mia cara zia Joan, che avrà novant’uno anni nel agosto).  Quindi, i tempi furono molto difficili, con vissuti la Gran Depressione degli anni venti.  Malgrado questo, era una famiglia felice, e anche molto religiosa.

Come ho già detto, Mamma si divertiva moltissimo con i giochi di parole, un segno di un’intelligenza sopra la media.  Sono sicuro che, se avesse avuto l’opportunità, sarebbe potuta andare al liceo per le ragazze.  Sfortunatamente, negli anni trenta, non era tanto facile per una famiglia come la nostra poter permettersi di mandare i figli alle tali scuole.  Naturalmente le finanze erano molto strette a quei tempi.  Nonno lo trovò sempre difficile guadagnare più denaro, e di conseguenza, Mamma ha dovuto lasciar la scuola all’età di quattordici anni ed è andata a lavorare in un negozio che ha venduto abiti da donna.

Al negozio c’erano due altre signorine, che io fosse chiamare Zia Phe e Zia Eva.  Mamma aveva trovato in loro due ottime amiche, e la loro amicizia durò più di sessant’anni.  Era il 1935, e Mamma lavorava quasi quattro anni nel negozio prima che scoppiasse la seconda Guerra Mondiale. Qualche mese prima che cominciasse la guerra però, é successa una bellissima cosa; Mamma ha incontrato Jack Head, l’uomo che è diventato suo marito.  È chiaro delle lettere che Jack ha mandato a Brenda dall’Africasettentrionale e dall’Italia, che i due erano innamoratissimi.  A causa della guerra che Brenda e Jack avevano dovuto aspettare sei anni prima di potersi sposare.  Si sono sposati l’otto luglio 1945, e hanno passato cinquantacinque felici anni insieme, fino a quando Papà morì nel settembre del 2000.

Erano due genitori meravigliosi, e io e Phil ci consideriamo moltissimo fortunati in questo rispetto.  Abbiamo molto da ringraziare il cielo.  Siamo cresciuti in una famiglia affettuosa, nella quale Mamma e Papà ci hanno insegnato il bene dal male, di aver rispetto per i diritti degli altri, di essere educati, di vedere il lato buffo delle cose, di essere il migliore che potremmo essere.  E a parlare di me stesso, mi piace pensare che, in generale, io sia riuscito a farlo, anche se spesso ho fallito in modo molto spettacolare!

Come altri della loro generazione il matrimonio di Mamma e Papà era del loro tempo, molto semplice.  L’uomo andava al lavoro, prendeva la maggioranza delle decisioni, e si occupava delle finanze, mentre la ‘piccola donna’ sbrigava le faccende domestiche, badava ai bimbi, faceva le spese, rammendava gli abiti, cucinava, ecc.  Non sto dicendo che le cose erano esattamente come queste tra i miei, perché Papà faceva del suo migliore ad aiutare Mamma.  Un tale matrimonio è totalmente diverso da quelli che esistono ora; era un tempo quando le coppie si sposavano più volentieri di convivere.  Infatti, l’idea di convivere semplicemente non esisteva.  Io so quale dei due preferisco io, ma poi, forse sono un po’ all’antica in questo rispetto.

Come dico, Papà faceva del suo migliore ad aiutare Mamma ed era solo dopo di lui morì che mi resi conto che Mamma non sapeva fare tante cose ordinarie, per esempio come scrivere un assegno.  Lei non ha mai fatto la benzina.  Queste cose erano i compiti che faceva solo Papà ed erano rivelazioni per lei.

Era chiaro che Mamma non riusciva ad affrontare la vita senza suo marito e presto ho trovato necessario d’invitarla ogni domenica per il pranzo con noi a casa nostra o a un pub.  Più preoccupante per me, però, era che con gli anni che passavano, ha iniziato lentamente a perdere l’interesse nelle cose che aveva sempre fatto, i cruciverba, i giochi di parole, le faccende, ecc.  Poi i vicini mi hanno detto che andava dal giornalaio alcune volte perché aveva dimenticato che aveva già pagato per i giornali.  Chiaramente, c’era qualcosa che non andava bene, e questo era molto preoccupante per me.

Di conseguenza, mi sono accordato che la sezione dell’Assistenza Sociale locale per mandare persone a casa di Mamma per aiutarla e ad assicurarsi che tutto era a posto.  Certamente tutto questo non era gradito alla Mamma, e le signore che la visitavano trovavano molte difficoltà trattare con lei.  La demenza aveva già cominciato il suo lavoro implacabile.   Questo sistema ha continuato per un po’ più di un anno, poi le cose sono diventate molto più difficili come la confusione dalla quale Mamma soffriva è cresciuta.  Non era insolito trovare al nostro ritorno a casa dopo il lavoro, la segreteria telefonica piena dei messaggi da Mamma.  La segreteria che avevamo a quei tempi riusciva a contenere sessanta messaggi e ne cancellerei tutti prima di andare al lavoro, solo a trovare ce n’erano sono altri sessanta al nostro tornato.

Vale a dire che tutto questo ha cominciato a farmi impazzire, e tanto volte ero molto arrabbiato.  Lo sapevo che non era colpo di Mamma, che era la confusione (al tempo non voglio dire la parola spaventosa, demenza), ma sfido chiunque a non reagire come ho fatto.  Veramente questo periodo è stato uno dei più difficili che avessi dovuto affrontare, sebbene non fosse niente in confronto a quello che c’era d’affrontare.

Alla fine ho dovuto decidere.  Era chiaro in aumento Mamma non poteva vivere da sola.  Era troppo pericoloso lasciarla sola.  Nonostante le visite delle signore dell’Assistenza Sociale, c’era sempre il rischio che Mamma lascerebbe i fornelli accesi, con la paura che la casa s’incendiasse.  C’erano anche delle ansietà per la mia salute che, secondo me, era tanto importante che quella di Mamma.  Ho discusso la situazione con Maggie, Philip e Marion, e tutti loro erano d’accordo; Mamma doveva andare in una casa di cura, dove sarebbe al sicuro e ci sarebbero persone che sarebbero occupate di lei.

Di conseguenza, io e Marion visitammo quattro case di cura in e vicino a Horsham. Ne abbiamo scartate due quasi immediatamente.  Erano entrambi in cattivo stato e non sarei stato contento mettere Mamma in tali posti.  Abbiamo visitato due case nella mattina e due nel pomeriggio, ed è stata l’ultima casa, Longfield Manor, che sembrava la più adatta e aveva tutti i requisiti.  Dunque, al 18 febbraio 2006, Mamma ha lasciato la sua casa per la prima e l’ultima volta.  Ha lasciato la casa dov’era vissuta tutta la vita, la casa che era stata nella famiglia per quasi novant’anni.  È stato molto triste, perché sono nato anch’io lì, ma era totalmente necessario.  In me stesso lo sapevo che era la cosa giusta da fare.  Con l’andar del tempo, questa credenza é stata messo spesso alla prova.

A prima, Mamma non ha mai accettato la situazione di vivere in una casa di riposo.  Con molta tristezza nel cuore ho dovuto ignorare i suoi appelli di ritornare nella casa che aveva sempre amato.  Spesso lasciavo la casa di riposo con lacrime negli occhi. dicendomi continuamente che era per il suo bene e la mia tranquillità mentale.

Infatti, non penso che Mamma abbia mai accettato di vivere nella casa di riposo.  Era una persona privata, qualcuno che risentiva gli infermieri che dovevano aiutarla con le cure personali.  Pensava ancora che fosse perfettamente capace di prendersi cura di se stessa.  Purtroppo, non era il caso.  La poverina era troppo confusa, e la confusione stava solo aumentando.  Detto questo, però, il personale mi ha detto che Mamma era molto dolce, placida, non come degli altri, che erano molto difficile da maneggiare.

Con il tempo, però, Mamma è divenuta più difficile, ostruttiva, a un certo punto persino violente.  Durante tutto questo tempo, però, è stato la demenza che la faceva agire così.  Tutto il tempo, la demenza stringeva la sua presa.  Tutto il tempo, distruggeva la persona che era stata la mia Mamma.  C’è venuto un tempo quando, per motivi della mia propria salute, non riuscivo a visitarla ogni settimana.  La situazione mi distruggeva, e Maggie era molto preoccupata per me.

Poi, nel settembre del 2008, c’è sembrato di essere un gran deterioramento nella salute di Mamma.  Era successo qualcosa che l’ha fatto cominciare di rifiutare di mangiare.  Ha perso tanto peso molto rapidamente, diventare un’ombra della signora che la famiglia aveva sempre conosciuto.  Infatti, un po’ prima di Natale 2008, Philip e sua moglie, Barbara, hanno visitato la casa di riposo e hanno chiesto da vedere Mamma.  Quando hanno visto un membro del personale portarla lungo il corridoio, Philip era rimasto scottato a come lei è sembrata e si sono voltato a Barbara e disse: ‘Non è la mia Mamma’.  E ancora quando Mamma è entrata la camera ha ripetuto ‘No, non è la mia Mamma’, prima di realizzasse che era veramente sua madre.

È veramente giusto dire che l’ultimo anno della vita della mia cara Mamma era un incubo totale.  Questo periodo è stato, senza nessun dubbio, il pessimo della mia vita, come l’ho vista svanire davanti ai miei occhi.  Era diventata molto incoerente, spesso lottare a dire le parole, sbottarle con ogni respiro, e non avere nessun mica senso.  Le sue braccia e le sue gambe erano tutte coperte di lividi come conseguenza di cadere, o resistere i personali che la curavano.

È stato durante questo periodo che Jo e Stella hanno cominciato il processo di accumulare l’evidenza da dare al Primary Care Trust locale, con lo scopo di ottenere finanziamento centrale da coprire il costo dell’allattamento.  Finalmente, avevano successo, il che voleva dire che la famiglia non ha dovuto pagare un ben di £3100 ogni mese.  Io e Phil ne siamo stati molto grati.

Noi avevamo sempre avuto un problema con le regole riguardano il finanziamento, perché hanno sempre penalizzato quei che sono stati prudenti, che hanno risparmiato tutta la loro vita facendo gran sacrifici, che si sono comportati con responsabilità.  Allo stesso tempo, le regole hanno permesso pagamento immediatamente a quelli che non avevano fatto tutte queste cose.  Non abbiamo nessun problema in casi dove una persona che, non per colpa sua, si é trovata in difficoltà.  Anche noi non potremmo aiutare di confrontare il trattamento dato alle persone che non avevano mai pagato nel sistema.  Secondo noi, negli anni recenti, sotto questo governo socialista totalmente spaventoso, non paga di essere inglese, eterosessuale, bianco, cristiano, di vivere in campagna,  da fare di tutto per migliorare le proprie condizioni, di aver alcune aspirazioni, e così via.

Ho detto al inizio di questo brano che l’amarezza che mi sento non é verso né la morte della mia cara Mamma né la demenza.  Sono molto amaro, però, quanto riguarda un sistema che tratta con dispetto totale la gente come i miei, che ha sempre fatto quello che è stato giusto, che hanno vissuto la vita totalmente onestamente e onorevolmente (non come i politici che fanno le regole, però, purché non le applichino a loro), colori che hanno perso sei anni della loro vita per via della guerra, che hanno sofferto tante privazioni.  Tutto questo, sì, mi rende molto amaro.

Abbiamo saputo che Mamma si avvicinava il fine della sua vita.  Era solo una questione di quando accadrebbe.  Ogni giorno aspettavo una telefonata dalla casa di riposo.  Ogni giorno pregavo che sarebbe stato quello il giorno, che Mamma si sarebbe riunita con Papà.  Ho pensato spesso a lui, e come sarebbe stato mortificato a vedere la sua cara moglie soffrire in un tale modo.  Io so che sarebbe stato tristissimo, e adesso mi piace pensare che loro entrambi siano contenti, ora che siano insieme in un posto migliore.  Pensare così mi danno tanta serenità.  Avevo promesso a Papà alcuni giorni prima della sua morte, che prenderei ben cura della Mamma.  Mi piace pensare che l’abbia fatto, che quello che ho fatto era sempre stato per il beneficio e il benessere di Mamma.  Non sta a me a dire quanto bene lo sono riuscito, ma posso solo dire che la mia coscienza é a posto.

La demenza è totalmente crudele, per le ragioni che ho descritto di sopra.  La tragedia è che, ancora, i politici non vogliano accettare il fatto che questa malattia diventerà più comune, non accettano che non c’è abbastanza finanzia e ricerca. Come la popolazione invecchia aumenta, l’incidenza di demenza anche aumenterà.  Quindi, ciò che abbiamo qui è una bomba di orologeria, che sta facendo tic tac inesorabilmente.  So che ci sono molti problemi; ogni caso è diverso, semplicemente perché ognuno è differente.  È una verità che se si sia contento quando inizio a soffrire da demenza, poi si rimane contento.  Allo stesso modo, qualcuno che è scontento rimane così.  La malattia colpisce ognuno in modi diversi, affetta la mente diversamente, farsi comportare in modi molti strani e così via.  Non è semplice, e non so quello che sia la risposta.  Un giorno, con speranza, qualcuno troverà la soluzione, ma purtroppo non penso che accadrà nella mia vita.

PETER HEAD

3 gennaio 2010

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